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La presidenza degli Stati Uniti troppo ostile ad Israele

di Giuseppe D. - 20/03/2010

Visto l’ultimo irresponsabile statement dell’amministrazione Obama in seguito all’annuncio della costruzione di 1600 appartamenti nella capitale dello stato ebraico, Israele a questo punto dovrebbe affrancarsi da un'America ostile. Per gli aerei da caccia e i missili pazienza, si troveranno altrove (non li costruiscono solo gli Usa e Israele si costruisce da sola blindati, carri e quasi tutto il resto). Per l'aiuto americano in sede Onu non è più scontato. Per gli aiuti in soldoni, contribuiscono solo per circa il 2 per cento all'economia israeliana, si può sopravvivere. E poi questi aiuti gli USA li elargiscono quasi in egual misura ad Egitto ed Arabia Saudita. Inoltre pochi sanno che si tratta solo di finanziamenti per la spesa militare, in quanto gli aiuti civili sono cessati nel 2008. Riguardo quindi ad un’eventuale rottura con gli USA, ovviamente Israele perderebbe il loro "aiuto" ma agli Stati Uniti verrebbero meno parecchie cose, una su tutte i rapporti di intelligence dei servizi israeliani molto utili a Washington per la lotta al terrorismo, oltre a parecchio equipaggiamento tattico brevettato in Israele ed utilizzato dai soldati USA in Iraq e Afghanistan. Perderebbero inoltre l'unico alleato mediorientale in grado di aiutarli sul campo e anche parecchi brevetti scientifici che Israele gira agli Usa come payment per gli aiuti economici. Senza dimenticare che anche gli aiuti per le spese militari vengono reindirizzati agli americani come commesse per armi e velivoli da caccia. Infatti dei 3 miliardi circa di dollari consegnati dagli Stati Uniti ogni anno, solo 690 milioni di dollari vengono trasferiti effettivamente in Israele. Il resto (il 75% del contributo) rimane negli USA e costituisce un sussidio indiretto del governo ai produttori di armi degli Stati Uniti (Boeing, Lockheed, McDonnell Douglas) potenziando in tal modo l'occupazione statunitense. Dunque, cosa accadrebbe ad Israele se non ricevesse più gli "aiuti" militari dagli Stati Uniti? Probabilmente molto meno di quanto si possa immaginare. Israele è diventato il quarto più grande esportatore mondiale di armi nel 2007, dopo la firma dei contratti del valore di 4.3 miliardi di dollari, secondo il ministero della Difesa. Solo gli Stati Uniti, Russia e Francia hanno un'esportazione maggiore. Come pre-condizione per ricevere aiuti militari dagli Stati Uniti, ad Israele è proibito esportare gran parte degli armamenti sviluppati nel proprio paese. E 'inoltre vietato l'acquisto di tecnologie militari da alcuni paesi e lo sviluppo di alcuni progetti che potrebbero aiutare lo stato ebraico a diventare militarmente indipendente. Se l'America sospendesse gli aiuti militari a Israele, causerebbe oltretutto perdite di posti di lavoro nelle sopracitate fabbriche di armi negli Stati Uniti, Israele potrebbe cominciare a vendere armi ai paesi che sono al momento preclusi dall'accordo e finalmente potrebbe sviluppare i propri sistemi di difesa i quali progetti sono per ora bloccati.
Il vergognoso e continuo assalto dell'amministrazione Obama a qualsiasi atto dello stato ebraico non può continuare a rimanere impunito, soprattutto considerando che ai palestinesi non viene richiesto praticamente nessun contributo per una soluzione pacifica della questione. Senza considerare che un eventuale ulteriore congelamento o arresto delle costruzioni in Giudea Samaria e Gerusalemme, farebbe cadere il governo Netanyahu, con gravi conseguenze per quanto riguarda la sicurezza dello stato ebraico. Certo viene da pensare che il comportamento dell'amministrazione Obama denoti la volontà di perseguire anche questo obiettivo. Infatti come dice Caroline Glick, l'atteggiamento di Obama non è più quello del mediatore per la pace, ma quello dell'avversario di Israele.

Pubblicato il 20/3/2010 alle 22.52 nella rubrica Diario.

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