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Lettera da un “criminale di guerra”

Di Yoav Keren - (Da: Ynetews, 21.11.10) - www.israele.net


Un sito internet anonimo ha pubblicato un elenco di 200 soldati e ufficiali israeliani (con nome, foto, numero di matricola, date di nascita, indirizzo, luogo di lavoro,) indicati come ''criminali di guerra''. Allo stato non è possibile verificare l’attendibilità dei dati e nemmeno se sia vero che i militari additati dal sito intimidatorio (i cui dati sono stati verosimilmente scaricati dai social network del web) abbiano veramente prestato servizio nelle operazioni anti-Hamas a Gaza nel gennaio 2009).

Ad essere onesti, mi sono sentito un po’ offeso. Ho cercato il mio nome nella lista dei duecento “criminali di guerra” dell’operazione anti-Hamas nella striscia di Gaza del gennaio 2009, messa on line la scorsa settimana, ma non l’ho trovato.
Ho prestato servizio da riservista per quasi un mese durante quell’operazione, eppure non mi hanno dedicato un cenno, nemmeno piccolo piccolo. Persino una soldatessa di basso rango è entrata nella lista dei “criminali di guerra”, con tanto di fotografia in abiti civili, in posizione yoga, tratta da Facebook. Per non dire di quei piloti (la cui identità è tradizionalmente tenuta segreta in Israele) di cui finalmente vediamo i volti, ed anche gli indirizzi di casa, e i numeri di matricola militare.
A quanto pare l’israeliano autore di questa lista – è praticamente fuor di dubbio che sia stato un israeliano, vista l'intima dimestichezza che dimostra con le Forze di Difesa israeliane – non ha fatto un lavoro particolarmente accurato. In ogni caso, si è dimenticato del sottoscritto.
Ho prestato servizio per ventisei giorni nella centrale operativa della Divisione Gaza, e ho visto tutto in tempo reale.
Ho visto come, ogni volta che dovevamo fermare il fuoco di razzi Qassam proveniente da zone densamente popolate, gli ufficiali ci pensavano sette volte e calcolavano meticolosamente la gittata e l’angolo di tiro, per cercare di non colpire per sbaglio i civili.
E ho visto come, per essere sicuro, l’esercito interpellava il consulente legale e l’Ufficio di Coordinamento e di Collegamento coi Territori, un cui rappresentante era invariabilmente distaccato nella centrale operativa.
Ho visto la grande serietà con cui ci si è occupati di un acquedotto esploso a Rafah, e gli sforzi fatti per far arrivare cibo nella striscia di Gaza durante i combattimenti, e per permettere alle ambulanze di sgomberare i palestinesi feriti dalle zone di guerra.
Ho anche personalmente partecipato a riunioni operative con il comandante di divisione in gran parte dedicate alle questioni umanitarie.
Ho camminato per le vie della città di Sderot, che pareva una città fantasma dopo aver subito decine di attacchi di razzi Qassam, e ho anche visto i missili Grad palestinesi arrivare fino ad Ashkelon senza che nessuno fosse in grado di fermarli. Credetemi, non è una visione confortante.
In breve, io c’ero. E, stando ai distorti standard dei vari estensori di liste, questo fatto dovrebbe bastare per fare anche di me un criminale di guerra.
Un piccola confessione. Dopo l’operazione anti-Hamas a Gaza avevo pensato di postare sulla mia pagina di Facebook qualche fotografia durante il servizio da riservista. Non parlo di foto in compagnia di qualche terrorista arrestato, per carità. Pensavo semplicemente a qualche normale immagine di me seduto con quelli della mensa della divisione. Non lo feci per timore che un giorno, durante qualche viaggio all’estero, quelle foto potessero essere usate per incriminarmi.
Ebbene, ora non ho più quel timore: perché mi sono reso conto che mi trovo in ottima compagnia. Non solo il capo di stato maggiore, il capo del Comando Sud e il capo delle Forze Aeree, ma in pratica chiunque presti sevizio nelle Forze di Difesa israeliane è per definizione, a quanto pare, un criminale di guerra. E siccome qualunque soldato israeliano che si aggiri per la strada in uniforme può ritrovarsi su questa o su quella lista nera, anche se magari presta servizio come cuoco presso un deposito di munizioni, dunque non c’è motivo di nascondersi.
Così, a beneficio dell’autore della suddetta lista, eccomi qua: il mio nome è Yoav Keren, sono maggiore riservista, il mio numero di matricola è 5030397, e potete trovare da soli il mio indirizzo. Così, la prossima volta che aggiornerete la vostra lista di "criminali di guerra", potete aggiungere anche me. Ma se usate una mia foto da Facebook, badate che sia almeno una foto venuta bene.

Pubblicato il 27/11/2010 alle 12.42 nella rubrica Diario.

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